Of STARS and STRIPS PAVILION
ORARI DI APERTURA
Vernissage: 10 maggio 2026 dalle ore 11.00
dal 10 al 17 maggio 2026
mostra aperta dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00
dal 20 al 30 maggio 2026
mostra aperta dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00
ingresso libero
Cronache dalla Nuova Resistenza
“Scrivo Potere con la P maiuscola. Solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è.”
Pier Paolo Pasolini, Scritti Corsari, 1974
Siamo tutti consapevoli che esiste una strategia del potere, la domanda che si pone Pier Luigi Olivi citando Shakespeare è decisamente retorica: “C’è del metodo in questa follia?” ma evidentemente la domanda contiene già la risposta.
Conosciamo tutti questo nuovo Potere (lo scrivo anche io con la maiuscola), perché lo vediamo e lo viviamo giorno per giorno e anche perché, a differenza di quando ne scriveva Pasolini, il volto è oggi manifesto, riconosciuto e riconoscibile.
Tanto riconoscibile che Pier Luigi Olivi lo sceglie quale icona di un personale percorso narrativo mirato a rappresentarlo, attraverso una forma di edonismo, per poi schernirlo con immagini ironiche e spietate nello stesso tempo.
La bandiera americana, il dollaro, il volto di Trump, la Statua della Libertà, diventano quindi emblemi di una differente interpretazione della simbologia Pop e si trasformano, o meglio si rivelano sotto un altro punto di vista. Penso ad esempio all’opera Love & Bucks che riprende l’immagine di Robert Indiana, originariamente riferita all’infanzia dell’artista americano che vedeva in chiesa la scritta: Dio è Amore e oggi riproposta da Olivi con lo sfondo del dollaro, ultimo simulacro di fede.
Ma anche le altre opere in mostra: Though this be madness, yet there is method in’t?; Get your dollar; In gold we trust; Self portrait; La liberté éclairant le monde; Medusa 2.0; Flagquake; restano simboli immediatamente riconoscibili che l’artista rilegge non tanto per dileggiare l’immagine , quanto per ricondurla dentro al pensiero di una rinnovata mise en scene.
E’ necessario dare inizio a forma nuove di Resistenza attiva, e la cultura, l’arte diventano l’Avvento per nuove strategie , distinte e distinguibili, utili a ricostruire quel tessuto di società civile che si va frantumando oltre ogni limite.
L’immagine simbolo, che Pier Luigi Olivi individua nella bandiera americana che si sgretola nell’opera Flagquake è dunque indicativa per ripartire, è un modello di comunicazione linguistica che denuncia la mutazione antropologica di questa società imperfetta che anziché riunire tende a dividere, scomporre.
I rapporti tra arte e ideologia non possono non preoccupare nel momento in cui si è portati a scegliere tra la qualità dell’opera e l’importanza del messaggio che questa intende trasmettere. Che cosa si deve intendere nel rapporto tra arte e ideologia? Non evidentemente l’eventuale presunzione dell’artista a cambiare le sorti della società civile attraverso la realizzazione di un manufatto, ma piuttosto quel contributo di denuncia visiva che egli cerca di trasmettere a un pubblico che altrimenti continua a vedere nell’arte solo lo specchio di un’estetica rasserenante.
L’altra America
Quelli della mia generazione, quelli cresciuti con la musica di Bob Dylan, con il poemetto: Urlo di Allen Ginsberg e con la Pop Art americana, tanto per intenderci, faticano a recepire la curva populista dell’America contemporanea. Decisamente più difficile credo lo sia anche per la generazione precedente, quella di Pier Luigi Olivi, nata sull’onda letteraria di Faulkner, di Hemingway, di Steinbeck e dei grandi scrittori americani che hanno segnato una svolta epocale nel Novecento.
Lo scrittore, infatti, per il fatto stesso di praticare l’arte della parola, è forse il più sensibile all’unità della cultura in cui tutte le arti confluiscono. La sua vocazione lo rende un anti – dispersivo, e questo resta uno dei motivi d’affanno, spesso anche di errore di ogni scrittore moderno che cerca di imitare lo stile dei grandi maestri. Detto questo, un fatto però resta fermo: le arti contemporanee scorrono in senso aderente alla rappresentazione del proprio tempo. Mentre le vicende culturali del Novecento rivelano una coerente rottura radicale tra le arti e la società civile, sfociata poi nella contestazione del ’68 in Europa e nelle grandi rivolte contro la guerra in Vietnam negli Stati Uniti, l’arte di oggi è invece solidale al vissuto del proprio tempo, lo lusinga e si affianca al sistema, producendo oggetti autonomi, sempre più nevrastenici e destinati ad un collezionismo piuttosto debole dal punto di vista culturale.
In questo contesto, il lavoro di Pier Luigi Olivi diventa quasi una breccia, un pertugio dal quale osservare la decadenza del sistema dell’arte, in quanto egli mette insieme alcuni emblemi di questa nevrastenia per poi trasferirli nella condizione di un kitsch ‘accademico’ che diventa denuncia del sistema di potere americano.
Nel breve ciclo di qualche decennio, essendo ormai venute meno le certezze di un’etica considerata inattaccabile per le sue radici consolidate nell’arco dei secoli, l’arte decide di aggrapparsi ad un altro assoluto – il mercato – la cui valutazione è per la maggior parte contrapposta al valore intrinseco dell’opera.
L’arte americana, in particolare, riflette la condotta del Paese in quanto perpetra il crollo dell’ideologia dentro ai presupposti di una cosiddetta avanguardia utilizzata come arma di pressione morale e finalizzata a dividere – piuttosto che ad unire – l’espressione morale del concetto di ‘bandiera’. Una bandiera che Olivi rimette insieme occupando le stellette degli Stati membri con l’effige di volti iconici dello star system, dell’arte, della scienza, del potere governativo.
Si tratta di un’operazione in cui l’iperbole creativa della Pop Art degli anni settanta, finalizzata ad esaltare gli emblemi della quotidianità: le zuppe Campbell, la Coca Cola, etc. sembra subire, nel lavoro di Pier Luigi Olivi, un processo di redenzione che si offre come simulacro di vita, capace di contestare e ridicolizzare il malessere di una società civile avviata ormai verso un declino inarrestabile. E l’arte, piuttosto che rivelare la sua funzione di cura conciliante, si fa linguaggio della menzogna libertaria, sulla cui parete illusoria si schianteranno tutti i miti del potere e del denaro. Olivi gioca quindi con gli emblemi del potere: il dollaro, la bandiera, la Statua della Libertà e il volto grottesco di Donald Trump , per confermare l’arte – ancora una volta – quale strumento di denuncia, per la sua facoltà di autodeterminarsi e di riprodursi come linguaggio autonomo. L’insufficiente ribellione collettiva posta in atto contro i modelli preposti dalla pubblicità, dal mercato e dal dilagante consumismo, comporta dunque una spettacolarizzazione dell’arte e dell’atteggiamento critico verso una compiacente visualizzazione del banale. In questo contesto, il lavoro di Pier Luigi Olivi tende a spostare il focus fuori dal dominio della morale e dell’etica, a cui si ricollegano tutte le forma ideologiche delle avanguardie, qui invece il tema emancipatore è una dirompente ironia che intende mistificare il senso di un’arte quale prodotto sui generis.
Se pensiamo all’inconsistente valore culturale di opere quali: Balloon o Rabbit di Jeff Koons in contrapposizione al loro esagerato valore economico, allora è più facile comprendere perché Olivi mette sotto plexiglass la banconota americana del suo Happiness toy, quasi a preservarla dall’inutile sperpero di quell’acquisto, ma nello stesso tempo chiude il dollaro dentro a un tabernacolo votivo, pronto alla devozione.
Così come Trilogy of Power che, nell’evidente rappresentazione grottesca di una contemporanea Bocca della verità, resta una delle opere più crude di Pier Luigi Olivi, in quanto destinata a stabilire quel declino ‘symptomatic of moral values of our ages’ che nega a priori l’origine di un ‘great obvious truth of human life’.
L’artista diventa dunque un terapeuta visuale, il cui grado di comunicabilità ed il cui indice di intellegibilità etica serve a denunciare tutte le manifestazioni dentro alle quali il sistema americano vacilla per la sua mancata strategia politica e sociale.
Comunque la si veda, però l’arte sta perdendo valore poiché l’esperienza duchampiana dimostra che il linguaggio è ormai desueto, non meraviglia quindi che il suo esprimersi , avendo ormai solo lo scopo di soddisfare l’occhio, sia decisamente lontano da quello che un tempo era definito: il messaggio. Pier Luigi Olivi cerca dunque di restituire questa concezione di messaggio, nella rappresentazione esasperata di elementi chi si riflettono in un ready-made concettuale , un gioco di rimandi in cui il bisogno biologico di ‘esprimersi’ fa da specchio -attraverso il paradosso del gioco- a quello di ‘comprendersi’. Il fine è l’annullamento dell’arte come sistema di mercato attraverso la proposta di una rappresentazione del mercato stesso, per una prospettiva che intende riaffermare proprio l’arbitrarietà dell’arte. La stabilità dell’oggetto, la sua peculiarità, messa in pericolo da Duchamp, si trasforma ora nell’opera di Olivi, nell’inquietudine del dubbio, Jasper Johns del resto affermava : “I think the object itself somewhat dubious concept“, in quanto è l’oggetto stesso a formulare il dubbio. Così, La liberté éclairant le monde, l’opera dell’artista che mette in luce il simbolo della Statua della Libertà quale strumento dell’indipendenza democratica – un valore che oggi non è poi così assodato – visto che la fiamma è accesa grazie al potere del dollaro.
L’indagine, più che argomentazione di esistenza si trasforma in dimostrazione di potenza, le pretese sono più limitate , l’interpretazione dei simboli non è sublimazione bensì denigrazione degli stessi. Il dollaro, la bandiera, la Statua della Libertà non vuol dire che siano compresi da tutti nella stessa maniera, come avveniva invece per gli emblemi della pop art, ora, grazie a sistemi di conoscenza culturale diversa questi stessi simboli diventano profanabili.
Contro qualsiasi velleità di critica e di contestazione, questi simboli vengono ora esibiti dall’artista come emblemi di una rinnovata visibilità ed esposti ancora una volta per evitare che il tempo, e soprattutto la follia, li respinga definitivamente nell’ombra.
Il curatore della mostra, Stefano Cecchetto
Biografia
Adolescente, frequenta il mondo dell’arte, amicizia con artisti veneziani.
Dal 1965 al 1985 la passione per la fotografia, obiettivo su lotte sociali e mondo dell’arte. Nel 1975 il racconto Furia, cartella con incisioni di 6 artisti, prefazione Cesare Zavattini, esposizione alla Galleria d’Arte Il Traghetto, Venezia. 1986: Murrine, poesie con serigrafie di 3 artisti, prefazione Nantas Salvalaggio, Editrice Cafoscarina, mostra a Il Traghetto. 1987: Dieci poesie e il libro della canzon d’amore, illustrazioni Luigi Gardenal, prefazione Enzo Di Martino, Editrice Cafoscarina, esposizione Galleria Il Traghetto; Venise Venise, mostra di poesia e arte alla Galerie d’Art Contemporain St-Ravy-Demangel, Montpellier. 1988: Poème à porter, presentazione e mostra al Londra Palace Hotel, Venezia.
Progetta il libro d’arte VENEZIA VENEZIA, poesia di Pier Luigi Olivi, immagini di Luigi Gardenal, prefazione Salvatore Settis, nota di Mario Stefani, Edizioni My Monkey, 2019. Nello stesso anno La BiBiennale di Venezia e Suite Veneziana. Nel 2020, Carnival, Planet 2020, e La Terza Colonna. La BiBiennale di Venezia è un projet in progress, opere composte da immagini e testi su pieghevoli in stampa digitale, con la partecipazione di Francesca Brandes, Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Ernesto L. Francalanci.
Nel 2022 il ciclo To America with Love, alla Bugno Art Gallery, Venezia, testo in catalogo e curatela di Stefano Cecchetto. 2024: alla Bugno Art Gallery, Il nome della Galassia, “Tra il filosofico e l’ironico”, ecco i RREADY MADE, testo di Stefano Cecchetto. Contemporaneo in piazza, alla Galleria San Lorenzo, Mestre, curatela e testo in catalogo di Milena Mastrangeli; presentazione al Laurentianum di DISERTIAMO, multiplo di pochi esemplari in stampa digitale su pieghevole, due immagini con un testo di Tomaso Montanari a formare un trittico. In ottobre alla Galleria Flavio Stocco, Castelfranco Veneto, la mostra Behind the Curtain, curatela e testo di Ernesto L. Francalanci.
2025: Tutti i poeti del mondo, esposizione alla Libreria Coop di Mestre. Realizzazione di due multipli con logo La BiBiennale di Venezia: Tutti i poeti del mondo, testo di Francesca Brandes; Il cielo sopra Ghazza, testo di Ernesto L. Francalanci.
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