Eulisse, pittore per attitudine
Il 26 ottobre di un anno fa la morte di Vincenzo Eulisse sanciva la scomparsa di un pezzo di
Venezia.
Ora una mostra monografica presso il Multimedial Laboratory art Conservation,
Fondamenta della Misericordia Cannaregio, 2589 – 30121 Venezia, curata da Stefano
Cecchetto, lo vuole ricordare in tutta la sua vitalità, artistica ma anche politica, sociale e
solidaristica.
La retrospettiva rappresenterà un’occasione per riportare l’artista all’attenzione della città che ha assistito e
accolto la sua maturazione, ospitandone i capolavori attraverso l’esposizione di quadri e
sculture prevalentemente degli anni ’70.
Nato a Venezia nel 1936, Vincenzo Eulisse si afferma nel panorama artistico, realizzando la
sua prima personale nel 1958 presso la Fondazione Bevilacqua la Masa.
Sviluppa ed esercita le sue capacità al fianco di Emilio Vedova, nelle vesti di suo assistente presso la
Sommer Kunstakademie di Salisburgo.
Partecipa, inoltre, attivamente ai dibattiti culturali veneziani, interloquendo con l’artista Vittorio Basaglia, Ivone Cesco Chinello, Girolamo Momi Federici, ex partigiani poi parlamentari del Partito comunista che in quel periodo
dirigevano il Partito portandolo a primo partito in Città e al compositore e musicista Luigi
Nono.
Affermatosi come artista eclettico dal forte senso civico, partecipa diverse volte alla Biennale di Venezia. Nel 1986, realizza per il Padiglione del Sudafrica quella che è, senza alcun dubbio, la sua installazione più provocatoria in una macelleria dismessa per destare
l’attenzione sulle conseguenze dell’apartheid.
A partire dal 1978 è docente presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Urbino, dove concluderà la sua carriera accademica dopo ben 25 anni.
Le sue opere utilizzano l’astrazione come frattura, che, in una resa cromatica talvolta cupa, talvolta vibrante, si riconcilia con
tematiche quanto più reali.
L’irrefrenabile slancio pittorico conduce alla trasfigurazione di
un sentire primigenio operando contemporaneamente una denuncia della crisi dell’uomo
della seconda metà del 900.
La molteplicità di influssi converge nel gesto creativo di Eulisse e proprio in questa sua attitudine poliedrica, risiede il fil rouge della sua produzione e di questa mostra”.
Dalle rappresentazioni con maggiore attinenza al reale, come “Uomo e toro” alle più visionarie che approfondiscono l’ibridazione dell’umano con le recenti scoperte tecniche – ne “L’uomo macchina” -, dalla risemantizzazione dei miti classici alla messa in opera di
trame estese e complesse nel ciclo “Memorie”, i suoi soggetti sono segnati da un clima
onirico e irreale divenendo, prendendo a prestito l’espressione di Stefano Cecchetto,
“artefici muti, inaspettati e crudeli di una conversazione silenziosa”.
Un progetto che traspone la memoria in chiave contemporanea, per raccontarci quanto gli
artisti veneziani abbiano plasmato la cultura e la cittadinanza locale e come continuino a
farlo, grazie al medium artistico che risuona alla collettività fuori dalle logiche del tempo.










